BARRIERA ANTISQUALO ALT ATTACK

 

"Fare rientrare in acqua i turisti in completa sicurezza e salvare milioni di pesci!", è questo lo scopo principale di questo progetto. E' la prima barriera antisqualo a onde elettriche, realizzata su larga scala. La barriera blocca solo squali e razze, facendo passare tutti gli altri animali marini.

 

STORIA DEI DISPOSITIVI AD ONDE ELETTRICHE

Fu nel lontano 1678 in un trattato sulle torpedini, che il medico Stefano Lorenzini (1645-1725) di origini toscane, descrisse il senso elettrico degli Elasmobranchi (squali e razze). Lorenzini scoprì che all’interno del muso dei pesci cartilaginei erano presenti decine di piccoli canali a forma di ampolla con al suo interno una sostanza gelatinosa, mucopolisaccaridica (carboidratica), che lui chiamava “umore”, e collegati all’esterno da un poro escretore. Solo nel 1868 il tedesco Franz Boll, nominò questo senso elettrico “Ampolle del Lorenzini” in onore del suo scopritore. Anni dopo, ulteriori ricerche hanno portato i biologi a scoprire che alla base dell’ampolla sono presenti delle fibre nervose che trasmettono stimoli di tre tipi: elettrici, termici e chimici. Da studi sugli squali martello fatti alle Hawaii, si è calcolata una sensibilità di 5 nanovolts/cm o 0,0005 volt/cm². Un dispositivo di concezione pluridecennale, ma solo di recente realizzazione, è lo shark P.O.D. (Protective Oceanic Device) inventato dal Dr. Graeme Charter e Norman Starkey. Sottoposto a rigorosi test è stato dichiarato di grande efficacia. E’ un apparecchio che genera onde elettriche che producono una “sofferenza” nelle Ampolle del Lorenzini, il sesto senso degli squali. Il P.O.D. è un dispositivo compatto di colore giallo, di forma ovale, composto da due elettrodi in acciaio: il primo, integrato nella centralina, va installato sulle bombole; il secondo va fissato su una pinna. Viene attivato mediante un semplice interruttore, prima o durante l’immersione. Una lampadina verde segnala che l’apparecchio è in funzione; un'altra lampadina rossa inizia a lampeggiare quando la carica della batteria sta per esaurirsi, dando così il tempo di risalire in superficie. Il sub che vuole avvicinarsi maggiormente ad uno squalo, deve solo spegnere il dispositivo. Il P.O.D. tiene a distanza gli squali, una distanza di circa 7 metri, creando intorno al sub un campo elettrico che disturba gli elettrorecettori naturali di questi Selaci, in grado di intercettare ogni minimo segnale elettrico emesso dalle potenziali prede. I test hanno dimostrato che il P.O.D. è molto efficace, non arreca danni a squali e razze e non ha alcun effetto sulle altre specie marine perché non possiedono le Ampolle del Lorenzini. Dopo queste prime esperienze è stata costruita, da una società australiana, una versione miniaturizzata del P.O.D.: lo “shark safe”, dispositivo da fissare alla cintura, nato per bagnanti e pescatori sportivi. Questa versione però non è mai stata messa in commercio, poiché la distanza dei due elettrodi era probabilmente troppo ravvicinata e il campo elettrico generato non aveva la necessaria intensità: infatti, la distanza ottimale dei due elettrodi deve essere di almeno un metro. Solo nel 2004 sono apparse delle versioni perfettamente funzionanti di un dispositivo antisqualo ad onde elettriche: lo “shark shield” realizzato dalla società australiana “Sea Change”. Ne vengono realizzati oggigiorno vari modelli ognuno con caratteristiche diverse, a seconda delle esigenze: per sub (mod. scuba), per surfisti e bagnanti (mod. freedom), per imbarcazioni (mod. mariner), per chi lavora in profondità (mod. proline), etc. Lo shark shield è essenzialmente formato da una centralina e da due elettrodi separati: uno sulla bombola e l’altro, a forma di frusta, sulla caviglia. Una sola lampadina on/off, collegata con una levetta d’accensione/spegnimento, ne semplifica l’utilizzo. Non si sa quanti altri dispositivi “antisqualo” verranno preparati in futuro, ma una cosa è certa: la situazione d’assoluta sicurezza, non si ha soltanto rimanendo fuori dall’acqua, ma anche cercando di conoscerli meglio e di capirli.