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(Animali di tutto di più)
QUELLO SQUALO NON E’ UN TORO!
28 dicembre 2003 – Marco D’Amico
Colloquio con Riccardo Sturla Avogadri, presidente dell’associazione Sharkacademy-onlus che fa conoscere meglio il leucas www.sharkacademy.it

 In televisione su rai 3 ore 09:55 trasmissione "cominciamo bene animali & animali" Licia Colò e Riccardo Sturla Avogadri

 

28 dicembre 2003 - Secondo appuntamento con Riccardo Sturla Avogadri che ci porta ancora una volta negli abissi dell'oceano più profondo, ovvero nell’appassionante mondo degli squali.

1) In molti confondono lo squalo leucas, o dello Zambesi, e lo chiamano squalo toro? Come mai?
Perché in inglese è stato deciso di chiamarlo bull shark. Quindi quando i documentari in lingua inglese vengono tradotti in italiano, chi non è esperto lo traduce alla lettera squalo toro.
Il grosso problema è che esiste un altro squalo: l’Eugomphodus taurus o Carcharias taurus che in italiano è chiamato correttamente “squalo Toro”. Questo squalo, nonostante il suo aspetto un po’ inquietante, in realtà si nutre di cefalopodi ed è innocuo per l’uomo. Quindi a volte capita che andando in altri continenti molte persone sentendo il nome inglese bull shark, pensano ad uno squalo buono e non pericoloso. La stessa cosa nasce con la Prionace glauca in inglese chiamato blue shark, tradotto in italiano erroneamente squalo azzurro, che in realtà non esiste visto che il suo nome in italiano è Verdesca.

2) Dove vive questo squalo?
Il Carcharhinus leucas della famiglia dei CARCHARHINIDAE frequenta le acque salate e le acque dolci degli estuari dei fiumi e dei laghi. Un esemplare è stato trovato all'interno del fiume Mississipi a 1750 miglia di distanza dall'oceano ed un'altro 2500 miglia all'interno del Rio delle Amazzoni in Perù. Questo squalo è responsabile di numerosi attacchi mortali nel fiume Zambesi in India e sul lago Nicaragua. Riesce a vincere l'effetto osmotico di diluizione dei sali delle cellule interne, attraverso dei potenti reni che eliminano tutta l'acqua dolce e trattenere i pochi sali contenuti!!. Il Carcharhinus leucas misura tra i 2 e i 3,5 metri ed il suo peso va dai 90 ai 250. Si nutre di pesce (compresi altri squali e razze), tartarughe, uccelli, molluschi e delfini. E' viviparo: la gestazione dura circa un anno ed il numero dei cuccioli può superare i dieci esemplari.

3) Tu dove sei andato a studiarli?
Mi è stato segnalato un canale molto frequentato da squali leucas a Cuba vicino una zona chiamata Santa Lucia a sud est dell’isola. Insieme alla scuola di sub shark's friend che opera all’interno del centro ventaglio di Santa Lucia, insieme abbiamo fatto nuove scoperte molto interessanti. Per esempio abbiamo visto che i leucas come molti altri squali rimangono sottocorrente i subacquei per non farsi identificare dal loro odore(non sanno però che noi non riusciamo come loro a sentire gli odori sott’acqua), però questo ci permette di sapere in che direzione dover guardare maggiormente per avvistarli più velocemente.
Altra cosa, ho notato che grossi squali sono molto più sensibili ai campi elettrici, molto più diffidenti, e durante il periodo degli amori si vedono bene i morsi del maschio sul dorso.

4) Quanto siete riusciti ad avvicinarli?
Moltissimo, ma non quanto avrei voluto, dai filmati si vede bene quello che io supponevo da tempo, e cioè che quasi tutti gli squali non si muovono in circolo intorno al sub o alla loro preda, in quanto provvisti di 2 sensi in più rispetto a noi ed uno di questi è quello della linea laterale chiamato anche tatto a distanza. Praticamente riescono a toccarci standoci a qualche metro di distanza sfruttando dei sensori che hanno lungo i fianchi (neuromasti: cellule ciliate) sensibili ad onde di pressione.
Ed è quindi più logico ed intuitivo che è meglio usare entrambi i lati per studiarci, con dei giri unilaterali intorno la preda sfrutterebbe solo un lato del corpo, impiegandoci molto tempo a capire quello che sta “toccando a distanza” con dei movimenti ad otto e corti riesce invece a dare entrambi i lati in minor tempo, e quindi capendo meglio quello che ha vicino, in più stando sottocorrente, sente meglio gli odori i rumori ed i suoni che la preda stessa emette.

5) Qual’ era l’obiettivo della missione?
Riuscire ad addormentare anche questa specie come riesco a fare per le altre, in modo da dimostrare che, anche con grossi squali considerati pericolosi ci si può convivere serenamente. Non bisogna condizionare la vita delle persone nell’impaurirle a fare il bagno o nel fargli rinunciare a dei viaggi in giro per il mondo solo per il gusto di dipingere lo squalo come mangiatore di uomini. Oggigiorno sappiamo oramai quasi tutti che mangiano solo pesce e carne grassa e non carne umana e magra come la nostra. Non è giusto perseguitare gli squali per massimo 70 incidenti accidentali e 10 mortali l’anno contro i milioni di squali uccidi ingiustamente dall’uomo, noi si che siamo dei mangiatori di squali loro non sono di certo dei mangiatori di uomini. Ma soprattutto lo ricordo: il nostro scopo principale (mio e del team della Shark Academy) è quello di difendere gli squali dall’estinzione. Sensibilizzando l’opinione pubblica ed insegnando al maggior numero di persone cosa sia veramente uno squalo.

6) Qualche anno fa in florida ci fu il caso particolare di un bambino che dopo aver perso il braccio, lo zio si lanciò sullo squalo e glielo tolse di bocca…ricordi? Che squalo era?
Pensacola (Florida) 06-07-2001. Verso le otto e trenta di sera, Jessie un bambino di otto anni di Ocean City (Mississippi), mentre nuotava vicino alla riva di Langdon Beach (quattro miglia a ovest di Pensacola), è stato aggredito ferocemente da uno squalo che gli ha provocato una vasta ferita alla coscia destra e gli ha staccato di netto il braccio destro all'altezza del gomito. Un testimone dell'accaduto, John Bandursky, del Parco marino delle isole del Golfo, ha raccontato che dopo l'aggressione lo zio di Jessie, Vance Flosenzier di Mobile (Alabama), si è avventato sullo squalo, e facilitato dalle piccole dimensioni dell'animale (vedi foto), lo ha trascinato sulla riva dove un ranger del parco, lo ha freddato con tre colpi di pistola alla testa; il recupero così celere dell'arto ha permesso ai medici del Baptist Hospital di Pensacola di riattaccare il braccio a Jessie dopo un delicato intervento chirurgico durato quasi dodici ore. Le cronache dagli Stati Uniti identificano lo squalo col nome comune, bull shark; è comunque evidente dalla foto che si tratta di un piccolo di Carcharinus Leucas che forse non raggiunge i 2 metri di lunghezza ed i 100 Kg. di peso.

7) Mi hai detto prima che ti è capitata una cosa veramente interessante, ce la descrivi?
Si! Un fatto veramente anomalo e rarissimo. Molti sanno che gli squali convivono con dei pesci pilota o delle remore, queste ultime hanno una ventosa che pulendo il corpo degli squali, impedisce che dei parassiti ci si attacchino addosso. La cosa curiosa è che la remora di uno squalo Leucas che mi è passato vicinissimo sfiorandomi il corpo (non protetto da maglia in acciaio) ha abbandonato lo squalo e mi si è attaccata addosso, seguendomi per tutta l’immersione finché non sono uscito fuori dall’acqua…incredibile…è una sensazione stupenda nuotare con un pesce che ti scambia per uno squalo rimanendoti incollato alle cosce per tutta l’immersione…da vero Shark Pretender!